10 scrittori famosi e i loro cani

10 scrittori famosi e i loro cani

Di sicuro gli amanti della letteratura conosceranno i poeti di seguito indicati, ma quello che tutti non sanno è che ognuno di questi famosi scrittori ha avuto un devoto amico a quattro zampe.

Oppure ha scritto su questi splendidi animali, creando dei personaggi che sono rimasti nella storia.

1. Boatswain

Boatswain

Lord Byron (George Gordon Noel Byron, VI barone di Byron), poeta e politico inglese, aveva un cane di razza Terranova di nome Boatswain (Nostromo in italiano).

Boatswain, cane coraggioso ed impavido, morì nel novembre del 1808, perché affetto da rabbia.

Lord Byron disse che quando il cane contrasse la malattia, lui lo curò senza alcun timore di essere morso e contrarre la malattia.

Inoltre disse di aver asciugato la bava di Boatswain e di averlo allattato fino alla fine dei suoi giorni.

È famoso l’epitaffio che il poeta dedicò al suo amato cane quando morì, “Epitaffio per un cane”, che si trova sulla tomba di Boatswain a Newstead Abbey, Inghilterra.

La lapide del cane è più grande di quella del suo padrone, e sopra vi è inciso: In questo luogo / giacciono i resti di una creatura / che possedette la Bellezza ma non la Vanità / la Forza ma non l'Arroganza / il Coraggio ma non la Ferocia, / e tutte le Virtù dell'Uomo senza i suoi Vizi.

Questi sono solo i primi versi del celebre epitaffio, e di certo chiunque abbia avuto la fortuna di possedere un cane per amico si ritroverà in questi splendidi versi.

2. Quinine

Quinine

Ad Anton Pavlovič Čechov, scrittore, drammaturgo e medico russo, furono regalati due cuccioli di bassotto dal suo editore, Nicolas Leykin.

Čechov chiamò il maschio Bromine (che in greco vuol dire “forte odore”) e la cognolina marrone chiaro Quinine (che è un farmaco usato come antidolorifico).

Quinine era pigra e poco attiva, divenne il cane favorito dell’autore russo.

Secondo la sorella di Čechov, Masha, ogni sera Quinine andava da Anton, gli metteva le zampe posteriori sulle ginocchia e lo guardava devotamente negli occhi.

3. Tulip

Tulip

J.R. Ackerley (Joe Randolph Ackerley), scrittore e giornalista britannico, direttore artistico della rivista inglese The Listener, nonché migliore amico di E. M. Forster, aveva una femmina di pastore tedesco di nome Tulip.

Tulip era fedele e affettuosa, ed Ackerley la acquistò quando aveva cinquanta anni e in questa cognolina così esuberante, l’inglese trovò l’amico che aveva cercato per tutta la vita.

Il cane in precedenza era appartenuto al fidanzato dell’autore, Freddie Doyle, un ladruncolo che fu mandato in prigione.

Così alla famiglia di Doyle rimase Tulip e Ackerley, afflitto per le miserabili condizioni in cui veniva tenuta, decise di salvarla.

La loro storia è stata raccontata in uno dei più noti libri di Ackerley, My Dog Tulip.

4. Bull's Eye

Bull's Eye

Charles Dickens nella sua opera letteraria Oliver Twist scrive di un personaggio Bill Sikes che è uno dei personaggi più cattivi descritti dalla scrittore.

Rozzo, violento, un criminale aggressivo che spesso ha scoppi di ira quando si ubriaca, ed è anche un assassino occasionale.

Sikes possiede un cane di nome Bull’s Eye di razza Bull Terrier, questo povero cane viene continuamente maltrattato dal suo bruto padrone, tanto da essere picchiato fino a dover ricevere dei punti di sutura.

Nel romanzo però, la razza non viene propriamente menzionata, ma dalla descrizione si capisce che tipo di cane è.

Vengono sottolineate anche le sue evidenti cicatrici presenti sul muso.

Sia il cane che l’uomo sono legati, perché entrambi sono vittime di un’educazione crudele e sono imprevedibilmente violenti.

Infatti Bull’s Eye ha problemi di temperamento proprio come il suo padrone. Eppure padrone e cane sono davvero inseparabili, il terrier infatti dorme ai piedi di Sikes oppure al suo fianco, ed è sempre pronto a obbedire a Sikes.

5. Shock

Shock

Alexander Pope era uno dei maggiori poeti inglesi del XVIII secolo.

In un suo poema eroicomico Il ricciolo rapito (The Rape of the Lock) del 1712.

La protagonista di questo parodia del genere epico è Belinda, una bella ragazza a cui viene tagliato un ricciolo da un libertino, questo atto scatena una guerra tra i sessi.

Tutto ciò avviene in un gruppo di giovani aristocratici che vengono osservati dal narratore divertito.

Belinda possiede un cagnolino di nome Shock che, in linea con lo stile satirico del racconto, presentò questo cane non come un individuo a sé stante, ma come la somma dei vari luoghi comuni sui cani.    

Infatti, era comune fra i poeti che scrivevano storie d’amore, considerare i cani come piccoli animali che stavano allegramente in grembo alle loro padrone o sul petto e le gambe, zone del corpo dove a nessun pretendente umano era permesso avvicinarsi.

6. Nero

Nero

Nero era un cane di razza maltese, la sua padrona era Jane Welsh Carlyle, che era la moglie di Thomas Carlyle, un saggista scozzese.

Nero viene regolarmente descritto nelle lettere di Jane e nel suo diario per dieci anni.

Lei ne descrive il carattere e le abitudine nei dettagli.

Il cane era molto goloso di torta (da non prendere come esempi, la torta ai coni fa male!), anche se il suo pasto giornaliero era soprattutto pane e acqua, con l’aggiunta di un cucchiaio di zuppa di coda di bue per insaporire il tutto.

Ogni giorno faceva il bagno, era scappato più volte, se ne era andato insieme a dei branchi di cani ma poi era sempre tornato a casa sano e salvo.

7. Flush

Flush

Elizabeth Barrett Browning era una poetessa inglese, sposata con Robert Browning anche egli poeta.

Il cane di Elizabeth era un Cocker Spaniel di nome Flush, "He & I are inseparable companions," (“Lui ed io siamo compagni inseparabili”), scrisse  la poetessa e ancora “and I have vowed him my perpetual society in exchange for his devotion.” (“e io gli ho promesso la mia perpetua compagnia in cambio della sua devozione.”).

Anche se Flush è realmente esistito, e diventato famoso attraverso il romanzo di Virginia Woolf, Flush, vita di un cane (Flush), che fu pubblicato nel 1933.

Attraverso il punto di vista di questo Cocker Spaniel con il pelo fulvo, la scrittrice racconta la vita di Elizabeth Barrett Browning: del matrimonio con Robert Browning, della malattia della poetessa, della fuga in Italia, e della nascita a Firenze del figlio dei due, Pen.

La Woolf scrivendo ad un amico, spiegando perché Flush fosse uno dei suoi libri più popolari dice: “A dog somehow represents – no I can't think of the word – the private side of life – the play side” (“Un cane rappresenta in qualche modo - no non riesco a pensare alla parola - il lato privato della vita - il lato del gioco”).

8. Wessex

Wessex

Thomas Hardy era uno scrittore e un poeta inglese, che insieme a sua moglie Florence aveva un Fox Terrier di nome Wessex, era un cane aggressivo affamato di attenzioni.

Come succeda a tutti i cani, lui amava proteggere il suo territorio e quando qualche estraneo arrivava a casa Hardy.

Spesso strappava anche i pantaloni alla gente, e il postino doveva fare attenzione a difendersi da Wessex.

In più aveva delle cattive abitudini quando i padroni e gli ospita stavano a tavola.

9. Argo

Argo

Omero in uno dei più grandi poemi epici greci, racconta le diverse avventure di Odisseo o Ulisse (in latino), questo, dopo la Guerra di Troia (che viene narrata nell’altro poema epico l’Iliade).

Ulisse aveva un cane di nome Argo, era un segugio molto fedele, fu infatti cresciuto da lui come cane da caccia.

Compare solo alla fine dell’Odissea, e per poco tempo, visto che, dopo aver atteso il ritorno del suo padrone per venti anni, muore. Argo aveva riconosciuto Ulisse anche se lui era mascherato.

Il povero cane era vecchio, sporco e pieno di parassiti, il povero cagnolino non ha nemmeno la forza di alzarsi.

Ulisse per lui si asciuga una sola lacrima, l’unica che l’eroe versa durante il suo ritorno alla tanto agognata Itaca.

Argo è simbolo di fedeltà.

10. Toby

Toby

Lo scrittore scozzese di gialli deduttivi, Sir Arthur Conan Doyle, è colui che ha inventato il famosissimo personaggi dell’investigatore Sherlock Holmes.

Sherlock però ad aiutarlo nelle indagini, oltre al famoso dottor John Watson, ha anche un amichevole e intelligente cane di nome Toby, che a volte (quando necessita di aiuto extra per fiutare gli indizi) si fa “prestare” da Kelso Sherman che è il suo padrone.

Toby compare per la prima volta ne Il segno dei quattro (pubblicato nel 1890) che è appunto il secondo dei romanzi di sir Arthur Conan Doyle su Sherlock Holmes. Watson lo descrive così:

“an ugly long haired, lop-eared creature, half spaniel and half lurcher , brown and white in colour, with a very clumsy waddling gait.” (“un brutto cane dal pelo lungo e dalle orecchie pendenti, un incrocio fra uno spaniel e un cane da caccia bastardo, bianco e marrone, dall’andatura goffa e ondeggiante.”).

Quando Toby abita con lui, Holmes afferma che: “I would rather have Toby's help than that of the whole detective force in London” (“Preferirei l'aiuto di Toby a quello di tutta la polizia investigativa londinese.”).

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