Vaccinazione antirabbica nel cane: ecco come funziona, chiariamoci i dubbi

Vaccinazione antirabbica nel cane: ecco come funziona, chiariamoci i dubbi

Questo che riportiamo oggi non è il solito articolo sulla rabbia che trovate su internet, che vi spiega com’è fatto il virus della rabbia e che cosa fa al cane e all’uomo. Non solo, infatti, sicuramente queste cose le saprete, ma anche noi ne abbiamo già parlato tempo fa.

Considerato che chi scrive è un veterinario, considerato che sono reduce da un paio d’anni di ASL e considerato che la rabbia è una malattia infettiva, sì, ma è più una cosa burocratica che sanitaria, cercherò di chiarire come funziona la questione della vaccinazione antirabbica nel cane, quando è obbligatoria e quando non lo è.

Partiamo dall’inizio: la rabbia. Malattia infettiva che è una zoonosi, ovvero si passa dagli animali all’uomo, e che per l’uomo è sempre mortale, così come per il cane.

Malattia storica, ma che se in Italia praticamente non c’è più in altri paesi ancora c’è, anzi: il cane è il terzo animale (dopo zanzare e serpenti) che fa più vittime umane ogni anno nel mondo, proprio per via della rabbia.

Per questo è una malattia tenuta sotto stretta sorveglianza dalle autorità sanitarie, e l’unica per cui è obbligatoria, anche se solo in certi casi, la vaccinazione. Insomma, quando sentite parlare della leptospirosi come “vaccinazione obbligatoria” è, diciamo obbligatoria moralmente, perché uccide il cane, ma non legalmente.

L’unica malattia infettiva dei cani normata, dalle leggi italiane, è proprio la rabbia.

La vaccinazione antirabbica

Visto che la rabbia è mortale tanto per il cane quanto per l’uomo, logica impone che si vaccini per questa malattia, giusto? E invece no, non si vaccina, almeno non attualmente. Perché per la rabbia o è obbligo legale vaccinare (e ci sono multe salatissime se non si fa) o è proprio vietato, non bisogna vaccinare.

Perché? Perché in Italia la rabbia è debellata, se non sei anni fa quando è tornata dal Friuli, probabilmente per mezzo di animali selvatici, e allora in Friuli, Trentino e Veneto la vaccinazione è diventata obbligatoria per tutti i cani che vivevano lì, e anche per andare in quelle regioni dalle altre. Poi, ora che siamo di nuovo sicuri che non c’è più, è decaduto l’obbligo.

Ma perché non si vaccina, allora? Non si vaccina per una questione di sorveglianza.

Se io prendessi il vostro cane, non vaccinato, non dovrei trovare gli anticorpi contro la rabbia, giusto? Perché lui non ci è mai venuto in contatto, né con il vaccino, né tantomeno con la malattia vera e propria.

E se io trovassi un cane che ha gli anticorpi? Sarebbe un problema gravissimo, perché non essendo il cane vaccinato c’è una sola possibilità: il cane è entrato in contatto con il virus. E in Italia è tornata la rabbia.

Capito adesso la logica? Questo è il motivo per cui se andate dal veterinario vi fa tutti i vaccini, ma non quello contro la rabbia.

I viaggi all’estero

Per chi viaggia all’estero con il cane, però, la situazione è più complicata, perché in questo caso, e solo in questo caso, è ammessa la vaccinazione antirabbica e il conseguente titolo anticorpale.

Questo perché non sono le nostre leggi a richiederlo, ma le leggi del paese estero, che varia in base al paese.

Se in quel paese hanno la rabbia, si deve chiedere il permesso al veterinario di vaccinare perché vogliamo fare un viaggio portando il cane, e lui deve chiedere l’autorizzazione alla ASL per farlo.

Quindi si può vaccinare il cane. Il caso più frequente di richiesta è per quelle persone che devono andare con il cane nel Regno Unito, che è il paese a noi più vicino che chiede la vaccinazione.

Per altri paesi, bisogna chiedere alle ambasciate oppure al servizio veterinario della ASL di residenza, per sapere se bisogna vaccinare o no.

Anche perché se “ci dimentichiamo” di chiedere, andiamo con il cane in un paese straniero, e guardacaso il cane non è vaccinato le possibilità sono due: o si prende un aereo per uscire subito dal paese, o ammazzano il cane all’aeroporto.

Non sono belle prospettive, per cui se abbiamo intenzione di fare un viaggio all’estero iniziamo ad informarci su questa questione almeno sei mesi prima della partenza. Per viaggiare, il cane ha peraltro anche bisogno del passaporto (giusto per ricordarlo).

Ma non è finita qui: perché per andare all’estero non basta la vaccinazione antirabbica, nei paesi che la richiedono, ma anche la titolazione anticorpale del cane, che è una cosa ancora più lunga della vaccinazione (ecco perché bisogna pensarci con tanto anticipo!).

La titolazione anticorpale

La titolazione anticorpale è, in pratica, valutare il numero di anticorpi che il cane ha prodotto, per sapere che ha reagito positivamente al vaccino.

Perché come si può essere sicuri che il vaccino sia stato fatto effettivamente, ed abbia funzionato? La conseguenza di un vaccino è la produzione di anticorpi, e si va a vedere se il cane effettivamente li ha prodotti, in un esame che costa, per legge, circa 55 euro attualmente, quindi nemmeno pochissimo.

 

E che non fa il veterinario. Cioè, lo fa un veterinario sì, ma non il vostro. Funziona così.

 

Voi andate dal veterinario e gli dite che avete bisogno della titolazione (chiaramente dopo il vaccino...). Lui prende contatto con la ASL di residenza che la deve approvare, quindi si accorda con il corriere che deve prendere il sangue del cane, poi vi richiama per dirvi quando andare a far togliere il sangue al cane.

Voi andate e semplicemente il veterinario fa un prelievo, un normalissimo prelievo.

Ma non finisce qui: quel sangue (o, meglio, quel siero) deve necessariamente essere portato in Veneto, dove è presente l’unico centro autorizzato in Italia a fare questo tipo di valutazione. Quindi si aspetta quindici giorni e si ha la risposta, che arriva per posta a casa.

Qualora la risposta sia positiva, possiamo aprire lo spumante: il nostro cane può viaggiare. Qualora invece la risposta fosse negativa, beh... bisogna procedere di nuovo da capo.

Ecco perché i sei mesi che abbiamo detto prima.

Perché se è negativa il cane non ha ancora reagito al vaccino, e se la data della partenza è troppo vicina il cane potrebbe non poter venire con voi. Ricordatelo bene.

 

Ah, un’altra cosa va ricordata: il bollettino degli oltre 50 euro va pagato prima del prelievo, dovete andare dal veterinario ed avere già pagato, altrimenti poi non accettano il campione di sangue a Venezia. Per cui i “pagherò” in questo caso non valgono. Prima si paga, poi si fa il prelievo.

Conclusione

Poche righe per concludere l’argomento. Io penso di essere stato chiaro e di aver spiegato bene la situazione, sia per quanto riguarda il non vaccinare il cane, sia nel caso vada fatto sul come e perché va fatto.

Ricordiamoci sempre, infatti, che la rabbia per prima cosa non è un problema dei cani, ma un problema di sanità pubblica umana, e proprio per questo motivo non viene presa alla leggera.

Le leggi, nonostante nel nostro paese (episodio del Nord-Est a parte) non ci sia più da molti anni, dagli anni ’60, sono sempre molto rigide.

E se non si rispettano, sia in caso di viaggi, sia in caso di ritorno della rabbia in Italia (che può sempre succedere) le conseguenze per il cane potrebbero essere drastiche, e quindi anche per noi.

Insomma, nonostante oggi la malattia non sia più presente, non dobbiamo dimenticarci di quanto sia grave. Perché in futuro, visto che nel mondo ancora c’è, potrebbe tornare. E noi saremmo sempre qua, pronti a morire per sua causa. Noi e i cani, ovviamente.

Commenti 4

  • Aldo Franceschini : Altro grandioso articolo... Grazie Valerio!!
    21/07/2016 18:06
  • Cornelia Timofte : Grazie ..dovrei andare a vaccinarmi (Grazie al cane che mi ha morso)..e non ero certa ..
    29/06/2017 19:46
  • Ferdinando Kilkenny : Dottore mentre correvo un cane, la padrona non lo portava al guinzaglio, a tentato di mordermi procurandomi delle abrasioni superficiali al polpaccio.
    Ho fatto una normale disinfettazione con acqua ossigenata e mercuro cromo.
    Il giorno dopo cioè oggi ho corso di nuovo.
    Mi fa solo un po' male la ferita ma niente più.
    Posso star tranquillo o devo fare una qualche profilassi?
    14/07/2017 22:13
  • Gianmichele Arrighetti : "....Regno Unito, che è il paese a noi più vicino che chiede la vaccinazione...." lei scrive così, però si dimentica la Slovenia che è un paese confinante e che la richiede assolutamente.
    12/06/2019 08:55
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