Leishmaniosi del cane e vaccinazione

Leishmaniosi del cane e vaccinazione

In questo articolo ci occupiamo di Leishmaniosi, una malattia molto conosciuta dai proprietari dei cani ed endemica in alcune parti del nostro paese.

Se interessa meno i cani che vivono in città, semplicemente per la bassa presenza dei vettori che la trasmettono, la leishmaniosi per i cacciatori che portano i cani in bosco è una vera piaga: l’insetto che la trasmette vive soprattutto dove c’è vegetazione.

Per questo, nella prima parte dell’articolo cercheremo (a grandi linee) di capire cos’è la malattia, perché è abbastanza complesso capirne il funzionamento; nella seconda parleremo specificamente di vaccino perché... C’è? Non c’è? Funziona? Non funziona?

Chi scrive è un veterinario ma questo non significa che sappia granché sul vaccino. Anche perché sono ben pochi i veterinari che ci hanno capito qualcosa. Forse solo quelli che lavorano per la casa farmaceutica che lo produce...

La leishmaniosi del cane

Ma andiamo con ordine: la leishmaniosi.

Malattia causata da un parassita, quindi né un batterio né un virus, viene trasmessa da alcuni insetti che sono i flebotomi, diversi dalle zanzare perché non gli assomigliano per nulla (primo) e perché sono completamente diversi (sembrano moscerini). Si chiamano anche pappataci, perché pungono (pappa) e non emettono ronzio (taci, stanno zitti insomma).

Il parassita si trova in questi insetti perché lo hanno preso pungendo un altro cane, per cui quando vanno a pungere nuovamente lo iniettano nel nostro. Fortunatamente sono sensibili agli antiparassitari, il che significa che pipette e collari antiparassitari sono un vero e proprio scudo nei confronti anche della malattia stessa.

In ogni caso, la malattia funziona pressappoco così: il parassita entra nel sangue, e i macrofagi lo mangiano (viene attaccato dai macrofagi e non dai linfociti perché è un parassita, il meccanismo difensivo è diverso).

Tuttavia, la leishmania resiste ai macrofagi, per cui il parassita non solo non muore dopo esser stato mangiato, ma anzi uccide il macrofago stesso, si riproduce e poi va ad infettare altri macrofagi, aumentando sempre l’infezione perché i parassiti in questo modo diventano sempre di più.

Il problema causato dalla leishmania, oltre allo stato infiammatorio praticamente permanente (perché di per sé non è che faccia molti danni, ci sono patogeni molto più cattivi) è dato dagli immunocomplessi, ovvero dalle sostanze che si vengono a creare quando gli anticorpi (peraltro senza ottenere nulla) si attaccano alla leishmania cercando di distruggerla in ogni modo.

Questi complessi si portano nei filtri dell’organismo (rene, articolazioni, occhio e barriera emato-encefalica) e lì rimangono, richiamando la reazione immunitaria perché ci sono gli anticorpi di mezzo.

È per questo che questi organi rimangono costantemente infiammati e si manifestano i sintomi tipici della leishmaniosi.

Tra questi, problemi agli occhi, ai reni, malessere generale, forfora sul pelo, unghie che crescono in maniera abnorme, disorientamento, eventualmente febbre... Tutti sintomi derivanti proprio dalla presenza di immunocomplessi.

La terapia per la leishmania esiste, ma è molto complessa e può durare addirittura mesi oppure anni, ed è per questo che è importantissima la profilassi e il vaccino è atteso come il Messia.

La leishmaniosi è una malattia debilitante e può aprire la strada molte altre malattie ben più pericolose.

Un’infarinatura per quanto riguarda la terapia la avevamo inserita in un vecchio articolo sulla Leishmaniosi, ed è per questo che qui ci concentriamo principalmente sulla vaccinazione.

Il vaccino contro la leishmaniosi

Prima di parlare del vaccino: le fialette.

Ricordatevi sempre le fialette, soprattutto se siete in una zona a rischio.

Fialette spot-on di antiparassitario, collari antiparassitari e tutto ciò che può essere utile per evitare la puntura del flebotomo va fatto, in particolare dalla primavera all’autunno, che sono i periodi in cui l’insetto è più attivo.

Non vi fidate del vaccino (lo dice anche la casa produttrice stessa) ma fidatevi molto di più degli antiparassitari.

Detto questo, parliamo del vaccino.

Con una presentazione in pompa magna (per tanti anni, anche quando studiavo ancora, i cacciatori mi chiedevano sempre “ma è uscito il vaccino per la leishmania?”) fu annunciato questo vaccino nel 2011, vaccino che purtroppo non è esente da problemi.

Per prima cosa, il vaccino non contiene il parassita (come accade di solito per i vaccini) ma solo alcuni dei suoi antigeni, il che significa che non sarà protettivo come se ci fosse il parassita vero e proprio.

Gli studi che sono stati effettuati, e questo a detta di vari veterinari parassitologi (cioè che si occupano solo di parassiti e nient’altro, nella vita) dall’azienda che lo produce non sono statisticamente significativi: insomma, nonostante l’azienda dichiari che un cane non vaccinato ha tre volte la possibilità di contrarre la malattia rispetto a un cane vaccinato, gli studi dicono che la possibilità è praticamente la stessa, la differenza è troppo poca per significare qualcosa.

Questo significa che il vaccino potrebbe tranquillamente essere acqua fresca, ovvero non cambiare lo stato immunitario del cane.

Non è dannoso (altrimenti non sarebbe in commercio) ma la sua efficacia è dubbia. E poi non si può dare a cuccioli, cani in gravidanza, in allattamento o malati perché non sono stati eseguiti studi sulla sua sicurezza in queste situazioni. Uno scenario non così roseo, insomma.

Il vaccino deve essere fatto almeno a sei mesi di vita, quindi va fatto per tre volte a distanza di tre settimane una dall’altra e inizia ad essere efficace dopo quattro settimane dalla prima iniezione. Insomma, dalla prima iniezione a quando effettivamente funziona passano due mesi e mezzo.

La copertura invece è di un anno, per cui l’anno dopo si riparte da capo.

E poi il vaccino, nonostante questo protocollo piuttosto pesante, non evita la malattia: insomma, se la Leishmania c’è c’è (per evitarla ci sono le fialette!!) ma non si mostreranno i sintomi, che comunque è già qualcosa.

Per cui, concludendo... Vale la pena di vaccinare oppure no?

A mio avviso no, non vale la pena al momento.

Certo, si può fare il vaccino, ma visto che è poco protettivo non serve a granché... Diciamo che i soldi che si risparmiano si possono tranquillamente spendere in antiparassitari, che ad oggi sono molto più efficaci, allo stadio attuale delle cose.

Anche perché la mancanza di studi prima che il vaccino sia stato rilasciato (a parte gli studi di sicurezza sul cane, perché sono obbligatori) ci fanno pensare una cosa ai limiti dell’inquietante: tutti i cani che vengono vaccinati oggi fanno parte in realtà di un grande studio che permetterà all’azienda di migliorare il suo vaccino.

l che da una parte è utile perché ci farà capire se c’è un margine di miglioramento per il futuro, dall’altra...

Beh, i cani vaccinati sono cavie di laboratorio che andranno ad arricchire le casse di un’azienda farmaceutica. Non è molto romantico, in effetti.

 

Concludendo, perciò, se possiamo dire qualcosa questa cosa è che la leishmania ancora non si può prevenire, almeno per via immunitaria (con il vaccino) come si prevengono cimurro, leptospirosi ed altre malattie del cane. E questo è un dato di fatto.

Diciamo che in un’area endemica, per essere più sicuri, il vaccino si può fare, specie per i cani da caccia che sono spesso in bosco: possiamo dire che male non fa. Sul fatto che faccia bene, poi, c’è da discutere, per cui sta un po’ alla fiducia del proprietario nella casa farmaceutica.

Per il resto, è essenziale la protezione antiparassitaria, specie nei mesi primaverili, estivi e autunnali, come abbiamo detto.

Perché se il vaccino non impedisce che si possa prendere la malattia, gli antiparassitari lo fanno, andando alla radice: non permettendo l’avvicinamento del flebotomo al cane e quindi la puntura, la leishmania rimane nel flebotomo, e problemi non ne da.

Una cosa molto importante, da non dimenticare mai.

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