I 9 cani più famosi nella mitologia e religione

I 9 cani più famosi nella mitologia e religione

Le storie dei cani più famosi di tutti i tempi, di sicuro avrete sentito nominare almeno una volta la maggior parte di loro.

Dai cani mitologici a quelli che fanno parte della religione, passando per quelli che hanno affiancato personaggi storici o che hanno compiuto atti eroici.
 

Anubi

Anubi cane dell'antico egitto.

Anubi, nella religione dell’antico Egitto è un dio che a partire dal Nuovo Regno, veniva raffigurato con il corpo di uomo e la testa di cane.

Gli egizi non veneravano dei semiumani, ma nel cane randagio della Valle del Nilo, vedevano la forma terrena dell’apparizione di Anubi.

Anubi è il quarto figlio del dio del sole, Ra e della dea Hesat che aveva la testa di vacca.

È il protettore della sacra terra della necropoli, ha anche il compito di accompagnare l’anima del defunto, cioè il Ba, dinnanzi al tribunale supremo degli dèi al cospetto del dio della morte Osiride, guidava il cammino illuminandolo grazie alla Luna che teneva nel palmo della mano.

Una volta davanti al tribunale, veniva pesato il cuore del defunto, sede dell’anima, questo non doveva pesare più di una piuma, per dimostrare una vita onesta e poter passare nell’aldilà. Anubi, sorveglia i piatti della bilancia ed è lui che riferisce il responso della bilancia ad Osiride.

La leggenda di Osiride, vuole che sia stato proprio lui ad imbalsamare le sue spoglie, facendolo diventare la prima mummia e diventando protettore dell’imbalsamazione. Infatti, gli stessi imbalsamatori erano suoi sacerdoti e portavano la maschera con le sue sembianze.

ARGO

Argo, il cane di Ulisse

Il famoso e fedelissimo Argo è il cane di Ulisse (o Odisseo) nell’Odissea di Omero.

Prima di partire per Troia, Ulisse lo allevò come cane da caccia, quando tornò ad Itaca ben vent’anni dopo, fu costretto a mascherarsi per non farsi riconoscere, ma non riuscì a nascondersi anche agli occhi del suo fedele amico che tanto lo attese.

Infatti Argo lo riconobbe, ma ormai vecchio, nessuno si curava più di lui, era infatti disteso sul letame di muli e buoi che si trovano vicino all’ingresso, il povero cane era anche pieno di zecche.

Ma nonostante ciò, agitò la coda e le orecchie, anche se non ebbe più la forza di andargli vicino.

E dopo aver salutato per l’ultima volta il suo padrone, Argo morì, e Ulisse pianse un’unica lacrima di nascosto, l'unica che versò in tutto il suo ritorno, asciugata subito senza che se ne accorgesse Eumeo.

CERBERO

Cerbero cane feroce

Cerbero, nella mitologia greca è una creatura mostruosa dalle sembianze di cane con tre teste, sul corpo invece dei peli è ricoperto di serpenti velenosi, quando latra, questi si rizzano tutti, sibilanti.

In alcune versioni ha la coda come un serpente, o è indicato con un numero diverso di teste.

Questo cane tricefalo è stato generato dall’unione di Tifone e Echidna.

Ha diversi fratelli, i famigerati Idra di Lerna, Ortro e Chimera.

Nella mitologia, Cerbero è fedele al dio Ade che lo pone (insieme ad altre creature) a guardia dell’ingresso del mondo degl’Inferi, con il compito di non far entrare i vivi, e sorvegliare le rive del fiume Stige per far sì che le anime dei morti, una volta che l’abbiano attraversato, non possano più tornare indietro e quindi nel mondo dei vivi.

È un essere spaventoso e simbolo di avidità, discordia e ingordigia proprio a causa delle sue teste che lottano tra di loro. I morti per placare la sua aggressività ed andare oltre la porta dell’Ade, sono costretti a farlo calmare offrendogli il dolce di miele che per fortuna è stato messo nella loro tomba, oltre al famigerato obolo per il traghettatore d’oltretomba, Caronte.

A domare questo feroce cane, ci sono riusciti solo Eracle e Orfeo, oltre ad Ercole che è costretto a sconfiggerlo a mani nude, nella sua ultima delle dodici fatiche. Non lo uccide ma per dimostrare di averlo sconfitto, l’eroe lo incatena per portarlo da Euristeo (che ne rimane inorridito), ed infine riportarlo di nuovo al suo posto negl’Inferi.

Cerbero è anche noto per essere presente nell’Inferno della Divina Commedia, dove Dante lo mette a guardia del terzo girone, quello dei golosi che vengono torturati proprio dalle zampe artigliate del cane.

GARM

garmr, mitologia norrena

Garmr (o Garm) nella mitologia norrena e un cane infernale.

Infatti è a guardia di Hel (regno dei morti), davanti ad una caverna chiamata Gnipahellir.

Garmr è però legato saldamente ad una catena, infatti quando arriverà il Ragnarök (la fine del mondo), lui abbaierà e si libererà da questa.

Parteciperà alla battaglia finale, dove si scontrerà con il dio Týr, in una lotta che risulterà fatale per entrambi.

Garmr è feroce, il suo pelo è ricoperto di sangue.

Però, si dice che le anime riescano ad oltrepassarlo senza problemi se gli danno da mangiare un pezzo di pane dolce che sia intriso nel loro sangue.

LELAPO

Lelapo, cane mitologia greca

Lelapo, è un cane della mitologia greca, talmente tanto veloce che tutte le prede che gli capitavano a tiro, non gli sfuggivano mai.

Ebbe diversi proprietari, una di questi era Procri, figlia del Re Eretteo di Atene e anche moglie di Cefalo.

Non si sa precisamente come ne venne in possesso, ma alcune versioni dicono che le fu donato da Artemide la dea della caccia.

Altre versioni invece dicono che Zeus donò il cane a Europa e poi dal loro figlio Minosse (re di Creta), passò a Procri. Con Lelapo le fu donato anche un giavellotto che non mancava mai il bersaglio designato, con questo poi accidentalmente, il marito Cefalo, uccise Procri durante una caccia.

Il cane passò a Cefalo che lo portò con se a Tebe, qui una volpe cattiva stava distruggendo la campagna, nessuno riusciva a catturarla perché era troppo veloce. Lelapo che era destinato a prendere qualsiasi preda, gli diede la caccia.

Per un attimo sembrò che avesse preso tra i denti la volpe, ma non fu così, questa ricominciò a correre forte. Essendo questo un paradosso e non avendo soluzione, Zeus tramutò entrambi in pietre, e mise il cane come costellazione in cielo, il “Cane Maggiore”, senza però la volpe.

MERA

Mera, costellazione cane minore

Sempre nella mitologia greca, troviamo la cagnolina di Icaro, Mera.

La leggenda vuole che il dio Dioniso per ricambiare un favore, insegnò a fare il vino ad Icaro, regalandogli un ceppo di vite, con ordine però, di farlo assaggiare ad altri uomini.

Icario così fece, lo servì ad alcuni pastori che divennero subito ubriachi.
Questi, pensando che li avesse avvelenati, lo uccisero.

Mera, corse dalla figlia di Icaro, Erigone e la portò tirandola per le vesti con i denti fino al luogo dove giaceva suo padre morto. Erigone, distrutta dal dolore si uccise.

Mera, cane fedele, rimase lì accanto ai suoi padroni entrambi morti, a vegliarli, fino alla sua stessa morte.

Zeus, a memoria di ciò, per rendere onore a cotanta fedeltà, pose la sua immagine tra le stelle.

E fu così che Mera diventò la costellazione del “Cane minore” (o “Piccolo cane”), essa è formata dalle stelle “Procione” e “Gomeisa”.

Icario viene identificato come la costellazione di Boote, mentre Erigone con quella della vergine.

ORTRO

Ostro, cane a due teste

Ortro, anche lui creatura mostruosa della mitologia greca è fratello di Cerbero, di Idra di Lerna e della Chimera, e quindi figlio di Echidna e Tifone.

Il suo aspetto non è certo, ci sono diverse versioni, a volte viene descritto con diverse teste, altre con un corpo serpentiforme.

La descrizione fisica che in genere viene più utilizzata è quella di un grosso cane bicefalo (due teste), con un serpente al posto della coda.

Da una procreazione incestuosa con la madre Echidna, nacquero la Sfinge ed il Leone di Nemea.

Ortro, custodiva la mandria di buoi rossi di Gerione (fortissimo gigante con tre busti, tre teste e due sole braccia) insieme al pastore Eurizione (figlio di Ares dio della guerra).

Questo cane bifronte è stato ucciso da Ercole, nella sua decima fatica, a colpi di clava.

SAINT GUINEFORT

SAINT GUINEFORT, levirero del XIII secolo

Questo cane levriero si dice sia vissuto nel XIII secolo.

La sua tomba è oggetto di pellegrinaggi nella zona di Lione, a Sandrans, tra Chatillon-sur-Chalaronne e Marlieux.

La leggenda vuole che questo cane appartenesse ad un cavaliere, che aveva un figlio di pochi mesi.

Un giorno il cavaliere tornò a casa e vide la stanza del figlio a soqquadro, la culla era a terra e il bambino non c’era.

Il cane che stava nella stanza, aveva le zanne insanguinate, credendo fosse stato lui ad aver sbranato il figlio, lo uccise con la spada.

Poi, solo dopo, trovò il figlio illeso insieme ad una vipera che il cane aveva ucciso per proteggere il bambino.

Il cavaliere scoperto il grave errore e pentito, seppellì il cane. La sua tomba divenne luogo di culto, dove chiedevano miracoli al santo cane, soprattutto per proteggere i bambini.

Il suo culto però, fu più volte proibito dalla Chiesa e poi abolito nel XX secolo, anche se non ha cessato di esistere.

GRIGIO

Grigio, cane legato a San Giovanni Bosco

Grigio è un cane legato alla vita di San Giovanni Bosco, comparve per la prima volta una notte, mentre il santo stava camminando, all’inizio ne ebbe paura, poi capì che era mansueto, e questo lo accompagnò fino a casa scomparendo.

Così fece ogni volta che Don Bosco si trovava ad attraversare delle strade pericolose e buie, Grigio l’accompagnava.

Ma non solo, lo salvò da due uomini che lo stavano picchiando e altre volte in cui qualcuno aveva intenzione di fargli del male, lui era sempre lì a proteggerlo proprio come un angelo custode.

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