Bocconi avvelenati per cani: cosa bisogna fare se ne troviamo uno?

Bocconi avvelenati per cani: cosa bisogna fare se ne troviamo uno?

Qualche giorno fa, per la precisione il 16 Luglio 2016, è entrata in vigore una nuova ordinanza del Ministero della Salute che fornisce delle regole per la gestione delle esche avvelenate per cani nelle città italiane.

Un fenomeno molto più frequente di quanto potremmo non pensare, non adeguatamente normato e per cui, purtroppo, le istituzioni fanno ben poco.

Noi vi abbiamo già parlato di esche, insegnando al cane come rifiutarle, ma in questo articolo cercheremo di capire, soprattutto, come comportarci quando ne troviamo una (se al cane non succede nulla, insomma non parlo di corse dal veterinario, suppongo che da buoni padroni ce ne siamo accorti e abbiamo già allontanato il cane).

Per mettere in chiaro, chi scrive è un veterinario (Valerio, per chi legge le domande) e peraltro una situazione del genere mi è già capitata, in passato.

Per prima cosa, l’ordinanza: praticamente non dice nulla, se non che le imprese che fanno le derattizzazioni devono avvertire che c’è la derattizzazione, che se il cane sta male o se abbiamo un sospetto avvelenamento dobbiamo chiamare un veterinario (ma va? Pensavo il calzolaio!!) e che il sindaco del comune deve “fare qualcosa” se si trovano esche avvelenate. Non ci crederete ma dice queste cose.

Il problema è che da tre anni eravamo senza una legge sulle esche: dalla vecchia ordinanza (2012) siamo passati a questa nuova, con il piccolo problema che le ordinanze hanno valore per un anno solo, poi “dovrebbero” essere trasformate in leggi. Appunto, dovrebbero.

Ma chi fa le leggi evidentemente è troppo impegnato a parlar male degli schieramenti politici opposti.

Comunque, adesso l’ordinanza c’è. E che cosa dobbiamo fare, da bravi cittadini, se troviamo una polpetta?

Intanto ricordarci che se nessuno fa nulla il problema non si risolve mai.

Qualcuno (in buona fede) non sapendo se nelle salsicce che trova ci sia il veleno, le butta nel cassonetto dell’indifferenziato: questo non si fa, perché in questo modo il problema non verrebbe mai fuori.

Piuttosto, bisogna come dice l’ordinanza avvertire un veterinario, uno qualsiasi, portando a lui l’esca anche se il cane non si è fatto nulla.

Tranquilli, non dovrete pagare, dovrete solo consegnarla e lasciare i vostri dati (nel caso i vigili urbani volessero farvi delle domande, cosa che non succederà, comunque).

Il veterinario dovrà avvertire tre enti: uno è il comune, nella persona del sindaco, che dovrebbe “fare qualcosa”. Una è la ASL, il servizio veterinario, che raccoglierà poi l’esca e la manderà al terzo ente, l’istituto zooprofilattico sperimentale, che si occupa delle analisi sulle malattie degli animali per conto del Ministero della Salute.

Quest’ultimo analizzerà le esche e darà un referto sul loro contenuto, dicendoci sia se effettivamente erano avvelenate (perché altrimenti non possiamo saperlo) e soprattutto con che veleno, per avvertire il sindaco che poi avvertirà la popolazione.

Un sistema che teoricamente funzionerebbe, se... beh, se l’istituto facesse le analisi in un tempo che non si misuri in secoli, come le epoche storiche.

Chiedo, se tra i lettori ci fosse un veterinario dell’IZS, di smentire queste parole: saremo ben lieti di avere notizie confortanti in merito, ma per la mia esperienza non ce ne sono.

Per i casi che mi sono capitati personalmente, l’istituto ci mette almeno 6 mesi (6 mesi!!!) a dare una risposta, un tempo che a qualsiasi serial killer di cani basterebbe per sterminare mezza città.

Se le persone vogliono sapere, devono pagarsi le analisi (quando sarebbe un servizio pubblico e gratuito) per avere i risultati nel giro di 3 o 4 giorni.

Purtroppo, spesso i proprietari vogliono sapere, e giustamente secondo me, qual è il veleno che c’è dentro (anche solo per sapere come comportarsi) e il sistema statale purtroppo non funziona, così che per avere informazioni in più, beh, si paga.

Motivo per cui, se trovate un’esca avvelenata, è comunque buona regola fare due cose:

  • Avvertire subito i vigili urbani del comune, che vengano qavedere. Almeno ci vengono, perché li avverte anche il veterinario (avverte il comune) ma poi non vanno.
  • Prendere l’esca, metterla in sicurezza (in un sacchetto, in un’altro sacchetto, in un’altro sacchetto e poi in congelatore) e poi consegnarla al più vicino veterinario, anche al vostro.

E poi, beh, aspettare, con la speranza di sapere qualcosa in più e le consapevolezza che non ne saprete più nulla.

Se volete provare a fare un’analisi privata parlate con il veterinario, magari se avete rinvenuto la polpetta in un parco fate una colletta tra chi lo frequenta (le analisi tossicologiche vanno dalle 30 euro in su, come cifra) e almeno saprete che cosa c’era dentro.

Nel caso ci fosse un certo tipo di veleno, informatevi sugli antidoti e su cosa fare in caso un cane ne ingerisca: visti i tempi della giustizia, chi ha messo la polpetta ha tutto il tempo che vuole per metterne altre.

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