Quali emozioni provano davvero i cani?

Quali emozioni provano davvero i cani?

In questo articolo parleremo dell’emotività dei cani: quali emozioni provano davvero? Quali invece sono solo frutto di una nostra falsa interpretazione, di una nostra volontà di umanizzarli? Proviamo a scoprirlo.

Leggere le emozioni

La maggior parte delle persone è capace di capire cosa sta provando un cane in un determinato momento.

Ad esempio, se tornando a casa veniamo accolti dal nostro amico che saltella e scodinzola, ci appare chiaro che è contento di vederci, che ci ama.

Al contrario, se in una qualsiasi occasione vediamo il nostro cane immobilizzarsi e ringhiare, magari con il pelo ritto, è altrettanto chiaro che le emozioni che sta provando sono negative.

Dato che manifestazioni simili di emotività ci appaiono così ovvie, può sembrarci strano che l’esistenza delle emozioni nel cane possa essere ancora motivo di dibattito scientifico fra gli esperti.

Le emozioni dei cani secondo gli antichi

Le civiltà vissute nel passato più remoto dell’umanità credevano che i cani, assieme ad altri animali, potessero provare una vasta gamma di emozioni, che fossero persino capaci di comprendere il linguaggio degli umani quasi quanto gli umani stessi, anche se non potevano farsi capire perché non parlavano come noi.

Ben presto, però, il progresso della tecnica e del pensiero umano fece percepire maggiormente la distanza che c’era fra il mondo umano e quello animale.

Le emozioni e l’anima

I filosofi antichi e in seguito i testi sacri avevano associato al possesso delle emozioni più umane, del pensiero e della volontà anche il possesso dell’anima.

Sia la filosofia che la religione avevano affermato la superiorità dell’uomo sugli animali sostenendo che questi erano sprovvisti di anima e dunque di emozioni complesse: obbedivano a leggi naturali e potevano provare solo le emozioni più semplici, come la paura e l’eccitazione, ma essendo privi della “scintilla divina” che aveva reso l’uomo ciò che era in tutta la sua complessità, non avevano né coscienza né sentimenti.

Questa divenne la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica e sia nel Medioevo che in età moderna fu impossibile smentire questa visione delle cose.

Il meccanicismo

Considerando che il dibattito scientifico in passato non poteva smentire quanto detto nella Bibbia e che molte delle università in cui si formarono i grandi pensatori erano dirette dalla Chiesa o vi erano in qualche modo collegate, non dobbiamo sorprenderci che l’idea che i cani non possedessero emozioni abbia avuto una lunga vita.

Il filosofo francese René Descartes, conosciuto come Cartesio, era un sostenitore del meccanicismo, un’idea per cui il mondo era concepito come una grande macchina.

Le creature considerate più “semplici”, come i cani, secondo Cartesio erano programmati dalla natura a comportarsi in un certo modo, escludendo che il cane potesse pensare e provare emozioni per conto proprio: in poche parole, il cane era l’equivalente vivente di una macchina con leve ed ingranaggi.

Appoggiò le sue idee il filosofo Nicolas de Malebranche, il quale sostenne che gli animali “mangiano senza piacere, piangono senza dolore, agiscono senza la consapevolezza di farlo.

Non desiderano nulla, non temono nulla e non sanno nulla.” Era il XVII secolo: la differenza con ciò che pensavano degli animali i popoli antichi è notevole.

Il cane programmato

In pratica, secondo queste linee di pensiero un cane che si trovi davanti ad una minaccia, sia che scelga di provare rabbia e rispondere ringhiando o mordendo, sia che scappi via in preda alla paura con la coda fra le gambe, agirebbe in uno dei due modi solo perché programmato a ringhiare contro la minaccia o a scappare via se questa è troppo grande.

Allo stesso modo, se dessimo un calcio ad un cane (non fatelo davvero) la povera bestiola si lascerebbe scappare un guaito: non prova forse paura e dolore?

Cartesio e de Malebranche avrebbero risposto di no; il guaito del cane, per loro, potrebbe essere paragonato al suono emesso da una scatola di legno presa a calci.

La scatola emette il suono perché è nella sua natura e lo stesso varrebbe per il cane che guaisce.

Progressi negli studi sulle emozioni del cane

Dal XVII secolo in poi la scienza è riuscita a svincolarsi dai vecchi pregiudizi sull’anima e ha fatto passi da gigante.

Oggi siamo giunti a comprendere che i cani posseggono le stesse strutture cerebrali che permettono l’esistenza delle emozioni nell’uomo; sono identici anche gli ormoni che le provocano e i processi chimici che operano cambiamenti d’umore.

L’ormone dell’ossitocina, che negli umani è responsabile dell’affetto e dell’amore verso gli altri, è presente anche nei cani.

Questo potrebbe portarci a pensare che i cani provino le nostre stesse emozioni: in un certo senso è vero, ma non del tutto. Per comprendere meglio, dovremmo parlare prima brevemente delle emozioni nell’uomo.

Il bambino

Molte ricerche hanno dimostrato che nelle prime fasi della nostra vita il nostro cervello è capace di elaborare solo una quantità limitata di emozioni, le più semplici ed istintive.

Alla nascita, un bambino è capace di provare una sola emozione, che potremmo chiamare “eccitamento”, che oscilla dalla tranquillità all’agitazione.

Dopo alcune settimane di vita, l’eccitamento si differenzia in una variante positiva ed una negativa, ossia la contentezza e l’angoscia. Dopo due mesi il bambino sperimenta paura, disgusto e rabbia, mentre la gioia compare solo al sesto mese d’età, seguita da timidezza e sospetto.

L’amore e l’affetto compaiono soltanto intorno al nono mese d’età. il bambino dovrà aspettare i 3 o 4 anni di vita prima di poter sperimentare emozioni complesse come il senso di colpa, l’orgoglio, la vergogna e il disprezzo.

Il cane

Queste informazioni sull’emotività nel bambino sono importanti perché è stato dimostrato che le potenzialità cerebrali del cane sono simili a quelle di un bambino di circa 2 anni e mezzo, sia in termini di capacità cognitive che emotive.

Proprio come un bambino di quest’età, i cani possiedono delle emozioni, ma non tutte quelle che può provare un umano adulto.

Naturalmente i cani raggiungono la “maturità emotiva” molto prima di un bambino, fra i 4 ed i 6 mesi d’età, a seconda della razza, ma non riusciranno mai a provare le emozioni più complesse: potranno provare tutte quelle emozioni che si sperimentano per prime, come la paura, la gioia, la rabbia, il disgusto ed anche l’amore e l’affetto, ma non saprà cosa siano la vergogna, il senso di colpa, l’orgoglio e il disprezzo.

Le emozioni “proibite” nel cane

Leggendo che il senso di colpa è fra le emozioni che il cane non potrà mai provare, molti proprietari di cani potrebbero dissentire: in tanti giurano di aver visto il proprio cane gironzolare in preda al disagio o addirittura chinare il capo quando viene scoperta qualche sua marachella.

È ovvio che segnali del genere portino l’essere umano a pensare che il cane si senta in colpa per aver trasgredito delle regole, ma si tratta di un errore: quello che potremmo scambiare per senso di colpa non è altro che una semplice manifestazione di un’emozione basilare, la paura.

Un cane si comporta così perché ha imparato che quando trasgredisce qualche regola e scopre che il padrone è nei paraggi, possono accadergli cose spiacevoli e ne ha paura.

Per quanto riguarda la vergogna, non abbiate timore di farlo imbarazzare quando gli mettete qualche fiocchetto in testa o lo vestite in modo buffo: non è capace di provarne. Allo stesso modo, non potrà sentirsi orgoglioso per aver vinto qualche premio in una gara canina.

Conclusioni

Abbiamo scoperto quali emozioni può provare davvero un cane e quali, invece, gli sono del tutto ignote.

Se da un lato abbiamo scoperto questo limite, dall’altro abbiamo appurato anche che il cane è capace di provare amore e gioia: può trarre gioia dalla nostra presenza nella sua vita e potrà amarci a sua volta.

I cani sono piuttosto bravi in questo.

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