Focus su Pastore della Sila: intervista a Isabella Biafora

Focus su Pastore della Sila: intervista a Isabella Biafora

Con questo articolo inizieremo un viaggio nel mondo di quelle razze canine italiane che sono, allo stato attuale, quasi completamente estinte o comunque pressoché sconosciute ai più.

Partiamo con un caso particolare, quello del Pastore della Sila, che sostanzialmente si credeva estinto, ma in realtà viveva “nascosto” nelle sue zone d’origine, a fare il “mestiere” per cui è stato selezionato, ed oggi grazie a un gruppo di appassionati possiamo finalmente scoprirlo in tutto il suo splendore.

La seguente intervista ci è stata gentilmente concessa in esclusiva per cani.it da Isabella Biafora, presidente del C.I.P.S. (Club Italiano Pastore della Sila), che ringraziamo vivamente per la disponibilità.

Quali sono le caratteristiche principali del Pastore della Sila come razza canina?

Pastore della sila

Il Pastore della Sila è un cane di taglia grande, di tipo mesomorfo, con un marcato dimorfismo sessuale, a pelo lungo. Da millenni utilizzato come custode degli armenti calabresi.

Le colorazioni del suo mantello sono simili alle colorazioni dei mantelli delle razze Caprine Autoctone Calabresi, in quanto i pastori li hanno selezioni in modo da ottenere una mimesi perfetta in mezzo al proprio bestiame.

La somiglianza con le capre non riguarda solo le colorazioni ma anche il carattere e il comportamento, sono vivaci, astuti, rustici, instancabili e in continuo movimento.

I suoi colori sono: Il Nero con petto crociato bianco, il Nero Focato, le cui focature possono variare di tono e intensità e lo Zibellino, dal chiaro allo scuro.

È un cane molto aggressivo contro il lupo o i cani inselvatichiti che mettono in pericolo il loro gregge, ma mai con l’uomo a cui riversa  solo profondo rispetto e devozione.

Allevato in famiglia manifesta una grande capacità di apprendimento ai comandi, ha voglia di giocare ed è sempre desideroso di coccole. È un cane pieno di energia con grandi capacità atletiche, ottimo arrampicatore.

Qual è la storia di questa razza e le principali cause della sua quasi totale scomparsa, se di scomparsa si può parlare?

Parlare di scomparsa non è esatto. Non si è mai estinto, viveva e vive, secondo la tradizione millenaria della razza, in zone marginali e isolate dell’entroterra calabrese in perfetta armonia con territorio impervio della Sila e con le capre che da sempre l’hanno popolata. Vi sono stati diversi tentativi, in passato, ad opera del Prof. Sala di Catanzaro nei primi anni 80, per citarne uno, ma non si era riusciti a dare il giusto risalto all’iniziativa in quanto, all’epoca,  internet  non esisteva ed era molto più lento e difficile fare proselitismo.

Oggi è molto più facile attirare l’attenzione su queste proposte, visto anche il sempre maggiore interesse rivolto alla conservazione delle razze o specie, animali e vegetali, autoctone in pericolo di estinzione.

Pastore della sila - calabria

Mi piace ricordare, ogni volta che mi pongono questa domanda che, la Sila è terra antichissima, emersa dalla acque quando il resto d’Italia era ancora sommerso dal mar Mediterraneo, ciò è dimostrato da fossili di conchiglie rinvenute in Sila nel comune di Caccuri (Kr) e che, sempre la Sila, è considerata tra le più selvagge aree geografiche d’Italia e la più ricca di fauna di tutto il meridione italiano dove,  da sempre, il Lupo  trova il suo habitat naturale, egli infatti non è mai scomparso grazie proprio alle nostre foreste della Sila.

La razza si è forgiata sull’Altopiano Silano nel corso dei secoli, frutto di incroci con soggetti pervenuti dalle popolazioni indoeuropee in cerca di aree più miti,  all’epoca dell’ultima glaciazione, con cani pervenuti successivamente con le  popolazioni elleniche e illiriche intorno al VI Sec. a.C.

La presenza della capra addomesticata sul territorio silano all’Età della Pietra è  dimostrata dalle scoperte, del Prof. Caligiuri, di fornaci e  caccavi in pietra di granito, tipica pietra della Sila, in località Palizzi, Cotronei (KR), affianco alle Pagliarelle, dove l’uomo affiancava e mungeva le sue capre.

Le presenza di animali domestici necessitava sicuramente di protettori. La presenza del bovino in Calabria è testimoniata dai graffiti nella Grotta del Romito a Papasidero, sito risalente al Paleolitico superiore, raffigurante il Bos Primigenius.

  La rotta seguita dai suoi antenati è certamente partita dall’Asia, seguendo le vie del Danubio, e scendendo, a seguito di bovini di ceppo Podolico, dalla Penisola dell’Istria fino giù in Calabria dope poi si è fermata.

Altri Cani da pastore sono stati introdotti sempre dalle stesse popolazioni con origini simili,ma  in età più recente, sulle coste di ciò che allora veniva chiamata La Magna Grecia.

Ciò lo dimostra il fatto che, Bovini di ceppo Podolico, Caprini con sottopelo Kasmeer come le razze di capre autoctone calabresi e Cani da pastore simili al Sila,  sono presenti in territori come la Mongolia, la Romania, l’Albania, la Grecia.

Come è venuta a conoscenza di questa razza e cosa l’ha spinta a iniziare questo programma di recupero? Ci racconti il suo primo incontro?

Per chi fa parte del mondo zootecnico o agricolo calabrese il Sila è una razza da sempre conosciuta, da alcuni chiamato il “Silano”, da altri il “Calabrese”,  si sono sempre visti, perché ripeto, non si sono mai estinti.

Si conoscono di fatto e di fama le loro gesta di incorruttibile guardiano contro i lupi.

Io stessa da piccola ne avevo alcuni nell’allevamento di proprietà di famiglia e altri lavoravano nelle aziende vicine.

Il problema della diminuzione demografica del Sila è stata la forte diminuzione degli allevamenti zootecnici in Sila.

L’Altopiano Silano fino agli anni 50 era esclusivamente popolato da capre Rustica di Calabria e bovini Podolici, il consumo di carne di capra e latticini era di uso quotidiano nelle tavole delle famiglie calabresi.

Le macellerie venivano chiamate Beccherie, il termine usato derivava da Becco = Maschio della Capra.

Le montagne della Sila erano un tempo molto popolate perché i suoi boschi fornivano ricchezza, è infatti la seconda foresta d’Europa come dimensioni, seconda solo alla Foresta Nera tedesca.

Oggi inserita nella Rete Mondiale delle Riserve della Biosfera del Programma MAB/UNESCO. La Sila, quindi, ha sempre custodito in se razze e specie antichissime, sia vegetali che animali, oggi protette e tutelate.

  La riforma agraria degli anni 50 è stata la causa scatenante dell’abbandono delle montagne e della chiusura di tantissimi allevamenti. Sono iniziate a scomparire sia le capre che le podoliche, di conseguenza sono diminuiti anche i cani. Inoltre negli anni successivi l’introduzione in Calabria di razze estere ad alta produttività, quindi  da allevamento intensivo e non estensivo, ha portato a non sentire più la necessità di utilizzare cani anti lupo in quanto le nuove razze si alimentano 365 giorni all’anno in stalla senza bisogno del pascolo.

Questo tipo di politica agricola si è rilevata fallimentare per gli alti costi di produzione che il nostro territorio comporta, tanto è vero che negli ultimi 10 anni vi è un ritorno alle razze antiche le quali sfruttano le nostre montagne fornendo redditività praticamente a costo 0.

Nel 2010 mi contattò il Prof. Raffaele Serafino Caligiuri, storico e studioso delle tradizioni calabresi, profondo conoscitore della Sila e di tutti gli animali che la popolano,perché aveva saputo della mia passione per la zootecnia e per i cani da lavoro, conoscendo gli studi accademici che avevo svolto mi elesse sua discepola e decise di passarmi in eredità tutte le sue conoscenze sul nostro meraviglioso cane e sulle nostre straordinarie capre.

Mi portò con se in quelle zone della Sila dove gli allevamenti tradizionali non potevano essere sostituiti da nessuna altra razza perché impossibile per la natura del terreno,  dove le nostre razze hanno soprattutto un valore socio- economico-culturale oltre che biologico.

Allevatori da generazioni in generazione, famiglie che hanno ereditato non solo i loro animali, ma anche il coraggio di resistere nonostante il mondo sia impazzito, famiglie che credevano e credono ancora, giustamente e saggiamente,  che la loro terra è vita, ed è grazie a loro che tutto si è conservato intatto.

Queste famiglie sono gli abitanti delle “Pagliarelle” , frazione di Petilia Policastro (KR), che conducono la loro vita e il loro allevamento nella zona della Sila intorno al Lago Ampollino.

Da quelle famiglie abbiamo deciso di rincominciare e con loro iniziata la storia di una profonda amicizia e stima reciproca.

Loro conoscono bene il valore dei loro cani, strumento di lavoro insostituibile, e hanno accolto con gioia ed orgoglio la proposta  di rendere visibile agli occhi di tutti il loro patrimonio.

Quali sono stati i principali “interventi” fatti da lei e sui collaboratori per far sì che la razza venisse riscoperta e recuperata?

Innanzitutto abbiamo deciso di costituirci legalmente come associazione non a scopo di lucro sotto il nome di C.I.P.S. (Club Italiano  Pastore della Sila) , iniziando così il censimento dei soggetti ritenuti tipici.

La tipicità dei soggetti è stata concordata in base alle testimonianze storiche sulla razza che la descrivono già nei particolari, sia morfologici che comportamentali, e sulle testimonianze orali degli anziani allevatori.

Effettuato un primo censimento le famiglie delle Pagliarelle ci hanno messo a disposizione i loro cani fornendoci sia soggetti adulti che giovani, dandoci così la possibilità di creare un vero e proprio Centro di Selezione del Cane da Pastore della Sila presso l’Azienda Agricola di Biafora Giovanni sita in loc. Jurevete, San Giovanni in Fiore (Cs).

Da li sono partiti i programmi di accoppiamento mirati ad aprire le linee di sangue per uscire dalla consanguineità presente che, da un certo punto di vista ha fatto si che si  fissassero fortemente le caratteristiche fenotipiche ma che, come si sa, portano ad un impoverimento di variabilità genetica causa predominante della scomparsa di molte razze e specie.

Già dai primi accoppiamenti sono nati soggetti con più ossatura, con maggiore taglia e con una ricchezza di pelo eccezionale.

Il 90% dei cuccioli prodotti del Centro di Selezione di Jurevetere sono stati reintrodotti nell’ambito pastorale per osservare che il loro istinto alla guardiania e il loro attaccamento al bestiame si conservasse intatto, il 10% sono rimasti nel Centro come riproduttori.

Il nostro primo obiettivo è stato quello di ripopolare mandrie che erano rimaste sprovvista di cani e di cambiare il sangue alle mandrie da cui abbiamo attinto i riproduttori.

Ai cani censiti sono state effettuate tutte le misurazioni cinometriche  del caso ed effettuate le mappature genetiche dei riproduttori presso il laboratorio Vetogene di Milano.

Ci sono state delle difficoltà durante questo percorso di recupero?

Le uniche vere difficoltà sono state quelle economiche. Il totale disinteressamento delle istituzioni politiche, degli assessorati all’agricoltura, dell’Associazione Regionale Allevatori Calabria (ARA) è vergognoso.

Nonostante le continue richieste di aiuto ai vari enti territoriali, vista la serietà del nostro operato ci siamo trovati di fronte muri, non abbiamo permesso a nessuno di speculare sul nostro operato e per questo motivo non ci sono stati dati aiuti.

Tutte le spese delle ricerche, del sostentamento dei tantissimi cani entrati e usciti dal Centro di Selezione di Jurevetere, le indagini sul DNA e sulle attività di promozione sono state finanziate da me e dal mio compagno Matteo Florio.

Il progetto è nostro figlio e ne andiamo orgogliosi, quell’orgoglio calabrese sano, vero, che sa di terra, di sole e di coraggio.

Il Pastore della Sila è la prova che la Calabria sa fare cose buone con onestà e amore, sperando che serva come esempio a chi crede che le cose non possono cambiare, a chi crede che è meglio andare via, a chi ha smesso di sognare. Il nostro è un sogno  che abbiamo saputo realizzare.

Quali sono i risultati attuali in termini di incremento e popolarità della razza?

Attualmente la popolarità della razza è tutta in ascesa, riceviamo parecchie visite al Centro e tanti sono i curiosi che vogliono conoscere la razza.

Noi ci teniamo a ribadire che il principale bacino di utenza deve rimanere la Calabria, in particolar modo la Sila.

Questo cane è e deve essere il simbolo della nostra terra, deve rappresentare l’orgoglio calabrese, il rappresentante di ciò che siamo stati, che siamo e che saremo.

Noi desideriamo che arrivino ancora più persone curiose di scoprire il nostro mondo, desideriamo portare le persone nei posti dove la razza è nata e si è conservata, fare conoscere a tutti  il mondo a cui appartiene e cercare di portare un valore aggiunto all’economia agro-pastorare della Sila.

Ciò che il Prof. Caligiuri ci ha insegnato ad amare e rispettare noi lo vorremmo trasmettere agli altri.

Per quanto riguarda il suo riconoscimento come Razza Italiana una grossissima mano è stata generosamente offerta, dalla presidente del Gruppo Cinofilo Rendese, la Prof.ssa Carmelina De Giovanni, che ci ha permesso di organizzare il Primo Raduno Nazionale del Cane da Pastore della Sila all’interno della Mostra Internazionale di Vibo Valentia il 24 Maggio 2014 da lei organizzata.

La sua professionalità ci ha consentito di dare visibilità nel migliore dei modi auspicati alla Razza Calabrese.

La Commissione Tecnica Enci preposta alla valutazione dei soggetti, composta dai Sig.ri Giudici P.Buratti, Pietro Marino, M. Poggesi e dal Prof. Iannelli hanno potuto constatare la grande omogeneità di tipo e l’eccezionale equilibrio psichico della razza, il loro entusiasmo e la loro gioia hanno fatto in modo che i tanti sacrifici fatti siano scivolati nel dimenticatoio essendo stati pianamente soddisfatti dalle conferme auspicate e raggiunte.   

L’apertura del Primo Libro Genealogico del Cane da Pastore della Sila denominato R.S.A (Registro Supplementare Aperto) presso l’Enci e il deposito del primo Standard di Razza.

Oggi è possibile acquistare o adottare un Pastore della Sila, in tal caso i lettori interessati come possono attivarsi per averne uno?

I cuccioli venivano dati in comodato d’uso, previo contratto, prima del riconoscimento della razza, attualmente è possibile acquistare un cucciolo mettendosi in contatto con la Segreteria del  C.I.P.S. al 3280817628 o sul sito w.w.w.clubitalianopastoredellasila.it

Verranno fornite tutte le informazioni sulle cucciolate disponibili degli allevamenti associati.

C’è la possibilità di avere cuccioli già avviati alla custodia del bestiame e di visitare gli allevamenti caprini da cui sono stati prelevati i riproduttori. Gli stessi sono in grado di fornire cuccioli di qualità garantiti dal C.I.P.S.

Quali sono i principali consigli che darebbe al potenziale proprietario di un Pastore Della Sila?

Se il cane è destinato alla guardia del gregge consiglio l’introduzione  in età molto giovane, appena svezzati.

Il cucciolo deve essere “coccolato” dall’uomo il meno possibile e tenuto da subito in mezzo al bestiame (ovviamente se si parla di ovi-caprini, coi bovini non bisogna introdurli all’interno del paddock perché si rischierebbe la morte per schiacciamento, ma tenerli in spazi limitrofi).

Se il cane è un compagno di vita l’importante è garantirgli il tempo per farlo giocare, sempre,  sia con l’uomo che con i cuoi simili, e di fare tanta attività fisica .

È un cane attivo, intelligente, ha voglia di imparare, non ama la solitudine, cerca sempre il contatto fisico. Sicuramente, la maggior parte dei casi non c’entra di che razza sia il cane ma da quando l’uomo sia educato a rispettare il cane per quella che è la sua natura e non per ciò che egli vorrebbe che diventasse.

Ci sono delle iniziative legate alla ricoperta di questa razza? E come possono i nostri lettori seguire il vostro operato e tutte le novità legate a questa splendida razza?

Abbiamo realizzato nel Marzo 2014 un documentario sulle Capre Rustiche di Calabria e il Cane da Pastore della Sila per Geo&Geo proprio in una delle famiglie storiche delle Pagliarelle proprio per raccontare da dove siamo venuti, che andrà in onda nei prossimi mesi.

Continueremo ad organizzare Raduni di Razza auspicando una sempre crescente partecipazione.

Partecipiamo a manifestazioni zootecniche e cinofile su tutto il territorio nazionale per promuovere il nostro cane da lavoro come lotto biologica al lupo ma che non crei problemi ai turisti che spesso si imbattono nelle greggi pascolanti, perché ripeto, il Pastore della Sila non è un cane aggressivo con l’uomo.

Con l’aiuto di un famoso addestratore calabrese, Fabio Cupello e il suo team, cerchiamo di dimostrare le capacità di apprendimento e di obbedienza della nostra razza, il suo equilibrio e la sua innata capacità di saper vivere accanto all’uomo.


Chiunque volesse ulteriori informazioni può contattarti tramite mail a pastoredellasila@tiscali.it, sulla pagina Facebook: Cane da Pastore Silano o sul Gruppo: Club Italiano Pastore della Sila o sul sito www.clubitalianopastoredellasila.it  o telefonare alla segreteria al 3280817628.

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