Epatite infettiva

Epatite infettiva

L’epatite infettiva, o epatite virale, è una malattia infettiva del cane non è collegata all’epatite virale umana.

È  una malattia infettiva, spesso chiamata Malattia di Rubart o Malattia dell’occhio blu, perché tra i sintomi presenta una opacità della cornea che conferisce all’occhio un colore bluastro.

Il virus responsabile di questa malattia è l’Adenovirus Canino di tipo 1, virus contro cui è presente da molti anni il vaccino.

La diffusione avviene per contatto diretto con soggetti infetti o indiretto, attraverso le loro feci o urina: a differenza di quanto capita negli esseri umani, il contatto diretto è molto frequente anche tra soggetti che non si conoscono.

Il contatto diretto dipende dal fatto che la malattia viene trasmessa tramite le feci dei cani non vaccinati, ma il virus si può trovare anche in altre secrezioni, come ad esempio la saliva, per cui due cani mordicchiandosi e leccandosi da loro si possono trasmettere la malattia l’un l’altro.

Non solo: ad aggravare la situazione, infatti, c’è la possibilità che anche le zanzare, così come gli altri insetti ematofagi (flebotomi) trasmettano il virus dell’epatite; insomma, il cane è attaccato su più fronti da questo agente patogeno, ed è importantissima la prevenzione, anche se questa malattia non è conosciuta come altre contro le quali si vaccina.

Prevenzioni contro le zanzare

Di seguito descriveremo i sintomi della malattia, di cui però vorremmo sottolineare alcuni aspetti: il primo è che anche se un cane guarisce continua ad espellere il virus fino a sei mesi, per cui non possiamo sapere se il cane che sta giocando con il nostro abbia avuto, qualche mese fa, problemi con questa malattia.

Il secondo è che se un cane dovesse avere la forma silente della malattia, il virus lo espellerebbe comunque, diventando un vero e proprio “untore” per l’epatite infettiva.

Il sintomo più evidente dell’Epatite Infettiva è la febbre alta e, successivamente, lo sviluppo clinico avviene in diversi modi.

Il primo modo, completamente silente, è forse il più rischioso: dopo pochi giorni di febbre, infatti, la temperatura ritorna normale e il cane sembra essere guarito completamente.

In un secondo modo, i sintomi possono evolvere fino a diventare gravi: alla febbre si associano una sete intensa, il rifiuto del cibo, diarrea e vomito. Trattato in modo adeguato in questa fase, che dura circa una settimana, il cane di solito guarisce senza problemi.

 

L’epatite infettiva può però manifestarsi anche in modo molto grave, con la morte improvvisa del cane nel giro di pochi giorni dalla comparsa della febbre o addirittura, in casi particolarmente virulenti, nel giro di 48 ore.

L’epatite infettiva oggi è diffusa fra i cani non vaccinati, in primo luogo ovviamente i cuccioli, che non sono ancora coperti da vaccinazione, mentre i casi di epatite infettiva fra i cani adulti sono relativamente rari.

In caso di sospetta presenza del virus, occorre fare un esame delle feci e dell’urina per rilevarne la presenza e, a livello ematico, occorrerà invece verificare il livello delle transaminasi GOT e GPT, due enzimi rispettivamente presenti nel cuore e nel fegato, per verificare lo stato di salute ed il corretto funzionamento di questi due organi e, nel caso, fornire adeguata terapia medica.

La vaccinazione contro l’epatite infettiva

Lo abbiamo già detto qua e là, ma è opportuno dedicare una sezione apposita alla questione del vaccino, che è uno dei più importanti in assoluto per il cane e previene in toto la malattia. Insieme alla leptospirosi, al cimurro e alla parvovirosi rientra tra le cosiddette “vaccinazioni obbligatorie” per il cane.

Il virus è pericoloso non solo per il fatto che è molto violento nei confronti del cane, quanto per il fatto che, muovendosi con la circolazione sanguigna, raggiunge praticamente tutto l’organismo, ed è per questo che da problemi un po’ dappertutto: dal fegato (che da il nome alla malattia) da cui il virus viene espulso con le urine, all’occhio, che è uno degli organi più colpiti dall’epatite infettiva.

L’organismo deve essere quindi protetto contro questo virus, e per questo il vaccino viene eseguito più volte quando il cane è un cucciolo, e specialmente nelle zone che il veterinario giudica a rischio.

Si, perché come dico sempre i vaccini li deve fare un veterinario che lavora nella zona in cui vive il cane, non lontano. Questo perché ha una panoramica della situazione delle malattie infettive nella zona e, ahimé, dove c’è molto randagismo questa malattia è diffusissima.

In ogni caso, non si può vaccinare un cane prima delle otto settimane di vita (perché è sempre coperto dall’immunità materna), motivo per cui quello contro l’epatite è uno dei primi vaccini che deve essere effettuato durante la sua vita.

La prima vaccinazione si fa ad 8 settimane di vita del cucciolo, in concomitanza con parvovirosi e cimurro (eventualmente anche leptospirosi, se il veterinario sa che la zona ne brulica, ma questa è una cosa che dipende dalla zona).

La vaccinazione viene poi richiamata dopo un mese, quindi a 12 settimane di vita.

Il vaccino ha la particolarità di essere molto protettivo, essendo un virus attenuato (cioè un virus meno patogeno dell’originale ma che il corpo vede riprodursi e quindi impara a combattere).

Protegge infatti per ben 7 anni, e per sicurezza i richiami successivi per l’epatite si fanno uno ad un anno di vita del cane, poi successivamente uno ogni tre anni.

Visto che è molto protettivo, la vaccinazione annuale (come accade invece per la Leptospirosi nei casi gravi) non viene effettuata.

Nel caso in cui, invece, la zona sia ad alto rischio, la prima vaccinazione viene effettuata a 6 settimane di vita.

Ma come –potreste obiettare- non avevi detto che il vaccino prima di otto settimane è inutile?

Si, è vero, è inutile, ma se il veterinario sa che la zona è a rischio è meglio vaccinare prima della fine dell’immunità passiva, giusto per sicurezza.

È vero, il colostro è protettivo per quel periodo, ma cosa succederebbe se il proprietario si dimenticasse di vaccinare a due mesi di vita? In un’area a rischio non ci si può permettere, ed è per questo che si vaccina prima.

Per poi fare due richiami, uno a 9 settimane di vita e uno a 12 settimane, per essere sicuri che l’organismo abbia riconosciuto bene il virus.

A questo punto si prosegue con i richiami come si fa nelle zone non a rischio, ovvero un richiamo ad un anno e poi un richiamo ogni tre anni di vita del cane.

Queste le regole per la prevenzione della malattia infettiva.

Quando si parla di epatite infettiva, infatti, bisogna sempre pensare che qualunque cane potrebbe averla, anche se sta bene, come abbiamo visto prima.

Il nostro la può prendere giocando ma anche attraverso una puntura di zanzara che prima ha punto un altro cane oppure attraverso le feci di un cane infetto, che il proprietario incivile non ha tolto e che il nostro cane, come fanno tutti i cani, va ad annusare e leccare.

Per fortuna il vaccino esiste ed è protettivo, per cui ad oggi la malattia riguarda solamente i cani randagi. Il mio scopo, comunque, è quello di farvi capire che la vaccinazione è molto importante.

Anche perché di una malattia come l’epatite infettiva, purtroppo, i cani muoiono. E anche molto velocemente.

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