Cani: uno studio rivela che capiscono il linguaggio umano

Cani: uno studio rivela che capiscono il linguaggio umano

Recentemente uno studio pubblicato su Current Biology, ha rivelato che i cani capiscono il nostro linguaggio o almeno provano a farlo. Certo, la notizia non risulta sensazionale a tutti quelli che hanno avuto un cane, o meglio, per quelli che hanno avuto un vero e proprio rapporto di amicizia con un cane.

I cani capiscono perfettamente quello che diciamo e comprendono le nostre intenzioni e i nostri stati d’animo, spesso purtroppo siamo noi a non capire cosa vogliono ma questa è un’altra storia.

Andiamo però a vedere nello specifico cosa ci dicono gli scienziati che hanno svolto questa ricerca che in vero ci permette di capre cosa avviene dal punto di vista cerebrale quando i cani elaborano i nostri discorsi.

I risultati degli esperimenti hanno rivelato che i cani non solo comprendono il nostro linguaggio, o almeno tentano di farlo, ma che il meccanismo cerebrale che lo elabora è simile al nostro.

Difatti proprio come avviene negli esseri umani, il cervello è diviso in due emisferi che nello specifico elaborano determinate informazioni. Infatti gli esseri umani hanno un così detto “bias emisferico” quando si tratta di elaborare il linguaggio, e i differenti aspetti dello stesso favoriscono il lato desto o sinistro del cervello.

Per comprendere ciò venticinque cani sono stati messi vicino ad alcuni diffusori che riproducevano comandi registrati. Si è notato che quando i cani rivolgevano l’orecchio sinistro verso la voce, era l’emisfero destro del cervello od elaborare, e viceversa; questo fenomeno è definito “cross-wiring”.

In particolare quando i comandi sono stati dati in tono calmo e impassibile, i cani rivolgevano l’orecchio destro verso il suono, facendoci comprendere che erano concentrati sulle parole e non sull’intonazione, mentre, quando i comandi venivano dati con un tono enfatico o con un’intonazione esagerata i cani ascoltavano con la sinistra.

Il Dr David Reby, ricercatore presso l'Università del Sussex, ha dichiarato: “Questo è particolarmente interessante perché i nostri risultati suggeriscono che l’elaborazione dei componenti del discorso nel cervello del cane è divisa tra i due emisferi in un modo che è in realtà molto simile al modo in cui avviene nel cervello umano”.

Victoria Ratcliffe, che ha co-scritto la pubblicazione, ha aggiunto: “Anche se non possiamo dire quanto e in che cani modo comprendono le informazioni contenute in un discorso, dal nostro studio possiamo affermare che questi animali reagiscono ai dati sia verbali che di altro genere, e che queste componenti sembrano essere elaborate in diverse aree del cervello del cane”.

Quella che all’apparenza sembrava la famosa “scoperta dell’acqua calda” per noi amici dei cani, in realtà ha non solo rivelato un aspetto importante del funzionamento cerebrale canino, rivelandoci come ci comprendono i cani, ma ha fatto anche emergere una nuova somiglianza tra noi e i nostri migliori amici.

Il fatto che per dirlo in soldoni, noi e i cani usiamo il cervello nello stesso modo, almeno per quanto riguarda l’elaborazione del linguaggio verbale, ci fa comprendere come la nostra razza sia strettamente collegata a quella canina e che quindi si possa parlare ancora una volta di “evoluzione convergente” ovvero quel fenomeno per cui due specie sostanzialmente differenti, si evolvono in maniera simile per qualche causa affine che le spinge a sviluppare determinate caratteristiche in comune.

Non a caso specie diverse che abitano continenti totalmente differenti, spesso si rivelano straordinariamente simili anche se geneticamente dissimili, basti pensare al Boa smeraldino ((Corallus caninus (Linnaeus, 1758)) proveniente dalle foreste amazzoniche sudamericane, e al Pitone verde (Morelia viridis (Schlegel, 1872)) endemico della Nuova Guinea e dell’Australia che risultano all’apparenza molto simili e per i più addirittura uguali ma in realtà, nonostante si tratti in entrambi i casi di serpenti, il primo è un boa e il secondo un pitone, cioè animali appartenenti a due famiglie diverse.

Chiusa la parentesi erpetologia, gli esempi di evoluzione convergente nel mondo animale sono innumerevoli ma il comune denominatore è un determinato fattore ambientale comune che ha portato tali specie diverse a sviluppare le medesime caratteristiche.

Nel caso dei serpenti di cui abbiamo parlato prima, possiamo dire che l’habitat simile, cioè arboricolo, ha portato i due serpenti costrittori a sviluppare il colore verde, la forma del corpo adatta a muoversi sui rami, per mimetizzarsi e catturare le prede o sfuggire dai predatori. Nel caso del cane, la risposta potrebbe essere l’addomesticamento, o la co-evoluzione, in ogni modo quel legame millenario che ci unisce.

Due esseri così coesi non potevano che sviluppare caratteristiche comuni, soprattutto nella comunicazione, e specialmente nel modo di elaborare quest’ultima.

Certo, la comunicazione tra uomo e cane non è fatta solo di discorsi e parole, spesso il cane sembra non solo capire ciò che diciamo ma addirittura leggerci nel pensiero, cosa che spesso ha portato erroneamente a pensare che i cani avessero addirittura poteri paranormali.

Per spiegare come il nostro cane sembri capirci anche quando non emettiamo fiato, non c’è bisogno di ricorrere alla telepatia, il segreto si nasconde nel linguaggio non verbale.

Infatti i cani hanno per natura, come del resto tutti gli animali, una spiccata propensione per il linguaggio non verbale, cosa ovvia, visto che il loro linguaggio “verbale” è spesso molto molto ridotto, o comunque utilizzato maggiormente per le comunicazioni in lontananza.

I cani, come i gatti, i primati, i pesci, gli uccelli e tanti altri animali, basano le loro interazioni su messaggi non verbali, caratteristica che nell’uomo si è, almeno apparentemente, atrofizzata, a favore invece del linguaggio verbale.

Ovviamente che noi lo vogliamo o meno, siamo ancora legati al linguaggio non verbale, e i nostri movimenti e le nostre espressioni, spesso rivelano molto più delle nostre parole ed è qui che i cani entrano in gioco, perché i loro meccanismi ricettori, per il linguaggio non verbale, sono molto più sviluppati dai nostri ed è per questo che spesso capiscono le nostre intenzioni anche senza emettere fiato.

Le capacità straordinarie dei cani, nel recepire il nostro linguaggio, risiedono soprattutto nella loro capacità di comprendere i nostri messaggi non verbali, più di quanto noi stessi siamo capaci di fare.

Ed è su questo piano che gli studi dovrebbero incentrarsi; è in quello che non viene detto tramite le parole che risiede la chiave di connessione tra il cane e l’uomo.

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